diciamo che qui c'è una bozza QUASI definitiva del copione..... c'è ancora spazio, se ho tralasciato qualcosa a cui tenete.... commentate!!!!
Chiara Mori
IL GIARDINO DEI CILIEGI
LABORATORIO TEATRALE
IST CAVAZZI SORBELLI
ANNO SCOLASTICO 2009-2010
La scena è un ambiente spoglio c'è un armadio chiuso, alcune sedie la luce è bassa, si illumina la parte davanti del palcoscenico e arriva Lopachin con un rotolo di carte le apre in terra al centro del palcoscenico, prende il metro e comincia a misurare lo spazio
Entra la compratrice guardandosi attorno
LOPACHIN:- Carissima, eccovi qui, permettetemi di illustrarvi il progetto, voi già sapete che la tenuta si trova a sole venti verste dalla città, la ferrovia ci passa vicino; si dividerà il giardino dei ciliegi e il resto delle terre lungo il fiume in lotti da dare in affitto per costruirci delle maisonette, scommetto che entro l'autunno non sarà rimasto un solo appezzamento libero, quelli che capiranno il valore di questo progetto si accaparreranno tutto. La posizione del terreno è ottima, il fiume è profondo. È naturale che bisognerà ripulire, sistemare... ad esempio, tanto per dirne una, abbattere tutte le vecchie costruzioni, questa casa per esempio, tagliare il vecchio giardino dei ciliegi...
Fino ad oggi in campagna non ci sono stati che signori e contadini; adesso sono comparsi i villeggianti. Tutte le città, persino le più piccole, sono circondate da villini. E si può prevedere che tra una ventina d'anni i villeggianti si saranno moltiplicati all'inverosimile, e allora questo appezzamento... e le maisonette diventeranno una vera fortuna.
COMPRATRICE:- Sì, mi sembra un ottimo progetto, e poi anche un ottimo investimento, certo dovrò parlarne con mio marito, ma spero di fargli capire che qui si farebbe un'ottimo affare.
LOPACHIN:- Conosco bene il fiuto per gli affari di vostro marito, e non dubito della sua lungimiranza. C'è ancora qualche particolare da sistemare, ma la famiglia Ranevskaja arriverà questa sera stessa da Parigi e posso dare per certo che quando avrò esposto loro il progetto ne saranno entusiasti, e ….. non vi preoccupate sappiate attendere ancora qualche giorno
COMPRATRICE:- Allora a presto Signor Lopakin, e aspetterò con ansia sue notizie, ho già in mente la tappezzeria, se sarà necessario la farò arrivare da Parigi
BUIO
Scena video del biliardo,
viene colpita nel video una palla del biliardo, si spegne il video da una quinta entra la stessa palla che attraversa il palcoscenico, il palcoscenico si illumina rivelando tutti i personaggi alcuni sono seduti, altri in piedi come in un salotto. Nel silenzio la biglia rotola sul palcoscenico lo sguardo di tutti la accompagna, Varja, raccoglie la palla
DUNJAŠA :- I cani sono rimasti svegli tutta notte, sentono che arrivano i padroni. C'è la brina, siamo a tre sottozero e i ciliegi sono tutto un fiore. Non riesco proprio a capirlo questo clima. (Sospira) Non lo si può certo definire un clima ideale.
EPICHODOV :- Mi sono comprato, l'altro giorno, degli stivali che scricchiolano in modo impossibile. Con che cosa diavolo li potrei ungere? Fa per alzarsi, inciampa e cade con una risata si alza. Ogni giorno mi succede qualche disgrazia. Ma non mi lamento, ci ho fatto il callo e ne sorrido persino.
DUNJAŠA :- Ogni giorno gliene capita qualcuna. Lo hanno soprannominato il signor settantasette disgrazie...
LOPACHIN :- Arrivano davvero. Mi riconosceranno? Sono cinque anni che non ci vediamo.
Si sente il rumore di carrozze che si avvicinano alla casa.
Entra frettolosamente Firs che attraversa il palcoscenico borbottando qualcosa fra sé, ma non si distingue neppure una parola. Il rumore fuori scena si fa sempre più forte. Una voce: "Ecco,
passiamo di qua... ". Si fanno in avanti Ljubov' Andreevna, Ania e Šarlotta Ivanovna con un cagnolino in braccio, Varja, Gaev, Simeonov-Pišèik, Lopachin, Dunjaša, la servitù con i bagagli. Ognuno ha una valigia in mano. La servitù con le valige in mano escono dal palcoscenico come per andare nelle altre stanze a lasciare i bagagli..
ANJA :- Passiamo di qua. Mamma, ti ricordi che camera è questa?
LJUBOV' ANDREEVNA:- La stanza dei bambini!
VARJA:- Che freddo. Ho le mani tutte gelate. (A Ljubov' Andreevna). Le vostre stanze, la bianca e la viola, sono rimaste come allora.
LJUBOV' ANDREEVNA:- La stanza dei bambini... dormivo qui, quand'ero piccola... Anche adesso è come se fossi piccola... Anche voi siete rimasti gli stessi
ANJA :- (guarda con tenerezza verso la propria porta) La mia camera, le mie finestre, è come se non fossi mai partita. Sono a casa! Domattina mi alzerò e correrò in giardino... Non ho chiuso occhio per tutto il viaggio, ero tormentata dall'agitazione.
VARJA:- In agosto si venderà la proprietà...
GAEV:- Ma lo sai, Ljuba, quanti anni ha questo armadio? La settimana scorsa ho aperto il cassetto in basso, ci ho guardato dentro e ho visto delle cifre marchiate col fuoco. L'armadio risale esattamente a cent'anni fa. Che ne dici? Eh? Si potrebbe festeggiare un giubileo. È un oggetto senza vita, d'accordo, ma ha pur sempre contenuto dei libri e dei giocattoli
PIŠÈIK:- (stupito) Cent'anni... Pensate un po'!...
GAEV:- Caro, rispettabile armadio! Celebro la tua esistenza che già da più di cent'anni è
stata orientata a limpidi ideali di bontà e giustizia; il tuo silenzioso appello al lavoro fruttuoso non si è indebolito nel corso di un secolo, sostenendo (tra le lacrime) nelle generazioni della nostra famiglia il coraggio, la fede in un futuro migliore, stimolando in noi gli ideali di bontà e di coscienza sociale.
Ognuno dei personaggi prende un giocattolo dall'armadio e gli parla come quando era bambino
VIDEO
Le due figure davanti al cancello: Volendo cercare un collegamento logico, questa del cancello mi sembra un'idea legabile al personaggio di Varja.
Entra Sarlotta
ŠARLOTTA (soprappensiero):- Un documento vero e proprio non ce l'ho, la mia età non la conosco, e mi sembra sempre di essere una ragazza. Quand'ero bambina, mio padre e la mamma giravano per le fiere a dare spettacoli, molto belli. Io facevo il salto mortale e diversi altri numeri. Quando papà e mamma morirono, una signora tedesca mi prese con sé e si mise ad insegnarmi
delle cose. Bene. Sono cresciuta e sono andata a fare la governante. Da dove vengo e chi sono non lo so... Chi siano I miei genitori, forse non erano neppure sposati... non lo so. .Non so niente.
Pausa. Avrei tanta voglia di parlare, ma non so con chi... Non ho nessuno.Si sente una musica lontana Come canta male questa gente... pfui! Come sciacalli.
Esce Sarlotta
VARJA:- Grazie a Dio siete arrivate. Sei di nuovo a casa.
ANJA:- Ne ho avuta di pazienza, sai.
VARJA:- Immagino!
ANJA.- Sono partita la Settimana Santa, quando faceva freddo. Šarlotta per tutto il viaggio ha parlato e fatto i suoi giochi di prestigio. Perché mi hai messo dietro quella Šarlotta...
VARJA:- Non potevi viaggiare da sola, a diciassette anni!
ANJA:- Arriviamo a Parigi, fa freddo, c'è neve. Il francese io lo parlo malissimo. La mamma abitava a un quarto piano, arrivo da lei e ci trovo dei francesi, certe dame, un vecchio prete col suo libro, del fumo dappertutto e una stanza così poco accogliente. Ho provato pena per la mamma, tanta pena, l'ho stretta forte, e non riuscivo più a lasciarla. Poi anche lei non ha fatto che accarezzarmi e piangere...
VARJA (tra le lacrime):- Non parlare, non parlare più...
ANJA:- La villa vicino a Mentone l'aveva già venduta, non le era rimasto nulla, nulla. Anche a me non era rimasto neppure un copeco, eravamo a stento arrivate fin là. E la mamma non capiva! Andiamo a pranzo alla stazione e lei ordina quel che c'è di più caro e di mancia lascia nientemeno che un rublo. E Šarlotta uguale. Persino Jaša si ordina il pranzo alla carta, è semplicemente terribile. Adesso è diventato il cameriere della mamma, l'abbiamo portato, indietro con noi...
VARJA:- L'ho visto .
ANJA:- E allora, come va qui? Gli interessi sono stati pagati?.
VARJA:- E come?
ANJA:- Dio mio, Dio mio...
VARJA:- In agosto si venderà la proprietà...
ANJA:- Dio mio...
LOPACHIN (fa capolino attraverso la porta e muggisce):- Mu-uu... (Esce).
VARJA:- Cosa non gli farei a quello... (Lo minaccia con il pugno).
ANJA (abbraccia Varja, piano):- Varja, ti ha fatto la proposta? (Varja scuote negativamente il capo).Ma lui ti ama... Perché non chiarite le cose, cosa aspettate?
VARJA:- Io credo che tra noi non succederà mai niente. Lui ha molto da fare, non ha tempo per me... non mi guarda neppure. Tutti parlano del nostro matrimonio, tutti si congratulano, mentre in realtà non c'è nulla da congratularsi, è tutto come un sogno... (Cambiando tono). La tua spilla è a forma di ape.
ANJA (tristemente) Me l'ha comprata la mamma.
VARJA:- Il mio tesoro è tornato! La mia bellezza è tornata!
Entra Gaev
GAEV:- Giovedì sono stato in tribunale, ho incontrato dei conoscenti e ci siamo messi a parlare di una cosa e dell'altra, di questo e di quello; a quanto pare è possibile ottenere un prestito con una cambiale per pagare gli interessi in banca.
VARJA.- Se qualcuno ci aiutasse!
GAEV:- Martedì ci ritorno e ne parlerò ancora una volta. Verso Anja .La mamma parlerà con Lopachin; a lei non saprà certamente dire di no... E tu appena ti sarai riposata andrai dalla contessa a Jaroslavl', da tua nonna. Ci muoveremo così, su tre fronti - e il gioco è fatto. Gli interessi li pagheremo, sono sicuro... Sul mio onore, su tutto ciò che volete, giuro che la proprietà non sarà venduta! (Eccitato).Lo giuro su ciò che ho di più prezioso! Qua la mano, mi potrai chiamare spregevole, disonesto se permetterò che si arrivi all'asta! Lo giuro su tutto me stesso!
ANJA:- Adesso sono felice!
FIRS:- (con tono di rimprovero) che modi sono questi! Quando mai andrete a coricarvi?
GAEV:- Adesso, adesso. Vai pure, Firs.
BUIO
-La madre in campo innevato (in contrasto con il campo primaverile di Anja)
Entra Firs con un vassoio in mano, sul vassoio si vede una teiera
Firs:- Ai tempi passati, quaranta, cinquant'anni fa, le ciliege si facevano seccare, si mettevano in composta, si marinavano, si preparavano marmellate, e partivano...E partivano dei carri di ciliege secche per Mosca e per Char'kov. I soldi fioccavano! E le ciliege secche allora erano
morbide, succose, dolci, profumate... Allora si conoscevano i trattamenti...
Ljubov Andreevna:- E adesso che fine han fatto i trattamenti?
Firs:- Dimenticati. Nessuno se li ricorda.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Ho sempre sprecato il denaro senza limiti, come una pazza, mi sono sposata con un uomo che non ha fatto che debiti. Mio marito è morto per il troppo champagne, era impressionante quanto beveva, per mia disgrazia mi sono innamorata di un altro, me ne sono andata con lui, e proprio allora il primo castigo, la prima mazzata sulla testa, proprio qui nel fiume... il mio bambino annegato; e io me ne sono andata all'estero, ho lasciato tutto, per non tornare più, per non vedere quel fiume... Ho chiuso gli occhi, sono fuggita, senza capire quel che facevo, e lui dietro...
impietoso, volgare. Ho comprato una villa vicino a Mentone, perché là lui si era ammalato, e per tre anni non un attimo di respiro, né giorno, né notte; mi ha tormentata, mi ha prosciugato l'anima. L'anno scorso, quando la villa fu venduta per i debiti, me ne andai a Parigi; lui mi derubò, mi piantò, si mise con un'altra e io tentai di avvelenarmi... Che sciocchezza, che vergogna... Poi d'un tratto la nostalgia della Russia, della mia terra, della mia bambina... Ma c'è
musica da qualche parte. (Tende l'orecchio). Guardate com'è grigia la vostra vita, quante cose inutili ripetete.
LOPACHIN:- È vero. Bisogna proprio ammetterlo, facciamo una vita da beceri... Pausa.
Mio padre era contadino, una bestia, non capiva niente, non mi ha insegnato niente, solo col bastone, quand'era ubriaco. In sostanza anch'io sono bestia e ignorante quanto lui. Non ho studiato, ho una calligrafia da far paura, scrivo in modo che ho vergogna davanti alla gente, come una bestia.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Dovreste sposarvi.
LOPACHIN:- Sì... questo è vero.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Magari con la nostra Varja. È una brava ragazza.
LOPACHIN:- Già.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Viene da gente semplice, lavora tutto il giorno e, quel che importa di più, è innamorata di voi. E anche a voi piace, da tanto tempo.
LOPACHIN:- Ah sì. Non ho niente in contrario... È una brava ragazza.
Video del muro....
LOPACHIN:- Mi scuserete, ma persone superficiali, negate per gli affari, strambe come voi, signori, non ne ho ancora incontrate. Vi si dice, chiaro e tondo, che la vostra proprietà sta per essere venduta, e voi vi ostinate a non capire.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Cosa dovremmo fare? Insegnateci.
LOPACHIN:- Ve lo insegno tutti i giorni. Ogni giorno non faccio che ripetere la stessa cosa. Il giardino dei ciliegi e il resto del terreno vanno lottizzati per costruirci dei villini; bisogna sbrigarsi, l'asta è alle porte! Mi capite! Decidete una volta per tutte che si facciano i villini, e di soldi ne avrete a volontà, e sarete salvi.
LJUBOV' ANDREEVNA:-Villini e villeggianti, scusatemi, ma è così volgare.
VIDEO
La prima a liberarsi delle chiavi è Anja e lo fa in modo molto semplice e fiabesco (se ci pensate bene sembra proprio il passaggio di una favola): in un prato dai colori primaverili e un po' desautorati che danno al tutto un'aria vecchiotta, Anja cammina e accanto a lei cammina un cane. Poi la ragazza si china e da una chiave all'animale (due possibilità: o il cane le prende in bocca, o lei gli mette al collo una catenina con le chiavi). Il cane si allontana un attimo poi si ferma e si gira verso Anja. Soggettiva del cane (inquadratura dal basso): Anja si alza e se ne va.
VARJA:- La mamma è rimasta tal quale com'era, non è cambiata in nulla. Se dipendesse da lei darebbe via tutto.
GAEV.- Sì...Pausa. Se per curare qualche malattia ti prescrivono troppe medicine, significa che la malattia è incurabile. Io penso, mi spremo il cervello, invento tante, tantissime soluzioni, ma vuol soltanto dire che in pratica non ne ho trovata neppure una. Sarebbe bello ereditare all'improvviso da chissà chi, dare Anja in sposa a qualcuno molto ricco, andare a Jaroslavl' e tentare la sorte dalla zia contessa, la nostra zia molto ricca.
Villette: il video potrebbe mostrare delle villette a schiera che diventano sempre più popolate e piene di persone.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Perché Leonid non viene? Una cosa sola vorrei sapere: han venduto la proprietà o no? Questa disgrazia mi sembra così improbabile, che non so neppure che cosa
pensare, mi confondo... Potrei mettermi a urlare... potrei fare una sciocchezza. Salvatemi, Petja. Dite qualcosa, parlate....
TROFIMOV:- Che oggi abbiano venduto la proprietà o che non l'abbiano venduta, non è la stessa cosa? Era già liquidata da un pezzo, non si poteva tornare indietro, le erbacce avevano invaso il sentiero. Calmatevi, mia cara. Non bisogna ingannare se stessi, almeno una volta nella vita bisogna guardare la verità diritto negli occhi.
LJUBOV' ANDREEVNA.- Quale verità? Voi riuscite a vedere dove stiano la verità e la menzogna, io sono come accecata, non vedo più nulla. Voi risolvete prontamente tutti i problemi importanti, ma ditemi, caro, non è forse perché siete giovane che non avete ancora fatto in tempo ad affrontare realmente le sofferenze della vita? Voi guardate avanti con coraggio, ma non è forse perché non vi aspettate nulla di spaventoso, visto che la vita non si è ancora mostrata ai vostri giovani occhi? Voi siete più coraggioso, più onesto, più profondo di noi, ma riflettete, siate generoso almeno un pochino, risparmiatemi. Io qui sono nata, qui hanno vissuto mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi non ha senso la mia vita, e se è proprio indispensabile venderlo, allora vendano anche me assieme a lui... Mio figlio è annegato qui... voi siete così buono, così bravo.
TROFIMOV:- Avete tutta la mia comprensione, di tutto cuore.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Ma bisogna dirlo in altro modo, non così... (Tira fuori il fazzoletto).Ho un peso sul cuore oggi, non potete capire. Tutto questo rumore, l'anima mi trema ad ogni suono, sono tutta un brivido, ma non posso ritirarmi in camera mia, da sola, in silenzio, ho paura. Non giudicatemi, Petja... Vi voglio bene come a un figlio. Vi darei volentieri la mia Anja, ve lo giuro, ma, tesoro, bisogna che studiate, che finiate l'università. Voi non fate niente, vi lasciate gettare di qua e di là dal destino, che strano... Non ho ragione, forse? Sì? E dovete far qualcosa a quella barba, che cresca in modo più regolare... (Ride).Siete ridicolo!
TROFIMOV:- Non mi interessa essere bello.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Viene da Parigi il telegramma. Ne ricevo uno al giorno. Uno ieri, oggi un altro. Quell'uomo terribile è di nuovo ammalato, è di nuovo nei guai... Chiede perdono, mi supplica di tornare, e dovrei tornarci davvero a Parigi, stare con lui. Avete il viso scuro, Petja, ma che posso fare, caro, che cosa devo fare, è ammalato, Solo, infelice, chi si prenderà cura di lui, chi gli impedirà di fare sciocchezze, chi gli darà le medicine al momento opportuno? E perché dovrei
nasconderlo o tacere, io lo amo, questo è chiaro. Lo amo, lo amo... È questa la pietra che ho al collo e che mi porta sul fondo, ma io amo questa pietra e non riesco a vivere senza di lei. (Stringe la mano a Trofimov).Non pensate male, Petja, non ditemi nulla, non parlate...
TROFIMOV:- Scusatemi la sincerità, per l'amor del cielo, ma quest'uomo vi ha rovinata!
LJUBOV' ANDREEVNA:- No, no, no, non bisogna parlare così...
TROFIMOV:- È un mascalzone, siete la sola a non saperlo! È un meschino imbroglione, una nullità...
LJUBOV' ANDREEVNA (irritata, ma riuscendo a trattenersi):- Avete ventisei o ventisette anni ma ragionate come un bambino!
TROFIMOV:- E se anche fosse!
LJUBOV' ANDREEVNA:- Bisogna essere uomini alla vostra età, bisogna capire chi ama. E bisogna a propria volta amare... innamorarsi! (Irritata).Sì, sì! Non è purezza la vostra, siete soltanto un moralista, uno sciocco ridicolo, un mostro...
TROFIMOV (sconvolto):-Ma cosa dite!
BUIO
VIDEO
Varja getta a terra le chiavi, Lopachin le raccoglie e le mette nel buco di una serratura (con un espediente di ripresa facciamo un'inquadratura da dietro la serratura e quando L. mette le chiavi l'inquadratura diventa buia).
Anja:- Grazie a quel vagabondo Varja si è spaventata e finalmente siamo rimasti soli
Trofimov:-Varja ha paura che ci possiamo innamorare, non si toglie mai di torno. Non ci arriva a capire che noi siamo superiori all'amore, ci illude impedendoci di essere liberi. Ecco quale dovrebbe essere lo scopo della nostra vita: andare avanti per arrivare ad una stella luminosa, che splende là lontana.
Anja:- Parlate in modo così poetico.....oggi è una giornata stupenda
Trofimov:- Si il tempo è stupendo
Anja:- Cosa mi avete fatto?? Non mi importa più niente del giardino ...lo amavo sembrava l'unico posto bello presente sulla terra
Trofimov:- Tutta la Russia è il giardino dei ciliegi, bella e piena di luoghi meravigliosi......
Anja:- La casa in cui abitiamo non è più nostra da tempo io me ne andrò ve lo prometto
Trofimov:- Se avete in mano un mazzo di chiavi gettatele nel pozzo e pi andatevene libera come il vento
Anja:-Avete ragione
Trofimov:- Credetemi Anja sono giovane, studio ancora ma ne ho passate tante. Ma la mia anima è sempre stata colma di inspiegabili presentimenti. La sento la felicità Anja riesco già a vederla..
Anja:- Spunta la luna
si sente Epichodov che suona la chitarra sempre la solita e triste canzone. Varja cerca Anja e la chiama "Anja dove sei ?"
Trofimov:- Spunta la luna...eccola la felicità, che viene, è sempre più vicina, la sento. E se noi non la vediamo o non la riconosciamo che importa? la vedranno altri
la voce di Varja "Anja dove sei"
Trofimov:- Ancora Varja seccato è insopportabile!
Anja:- Che importa? Andiamo dal fiume là staremo bene...
escono
La madre si guarda allo specchio prima di andarsene. Poi si gira e se ne va ma la sua immagine rimane nello specchio. Questa della madre è ancora un scena debole, va pensata meglio: che rapporto ha lei con le chiavi? C'era l'idea di fare rompere a qualcuno uno specchio con le chiavi...non è male...anche perchè dopo c'è la possibilità di far vedere qualcosa che si riflette su uno specchio rotto.
TROFIMOV: - Ciò che oggi sembra irraggiungibile un giorno sarà già superato: occorre solo lavorare e aiutare a cercare la verità. Qui non si lavora per niente. Tutti imbellettati, cipria, gilet e vezzi; si dà del tu alla servitù, si studia poco e male e non si sa leggere davvero. Di scienza si blatera soltanto e di arte non si sa un accidente. Non si parla che di problemi fondamentali, di passati e profumi che non ci sono più; non si fa altro che sospirare, lamentarsi e agognare ai tempi in cui gli armadi non avevano cent'anni e si poteva ancora giocare con le bambole. Si spera in qualcosa che non c'è più, e intanto non si fa nulla per raggiungerlo davvero, o per andare avanti. Ma intanto gli operai fanno la fame e i soldi non li vedono nemmeno se ci sperano intensamente fino a farsi scoppiare la testa. Dove sono, questi giardini d'infanzia? Dove sono i sorrisi fanciulleschi e i pupazzi e gli armadi che profumano di nuovo? Nei romanzi forse esistono: ma nella realtà non ce n'è neanche uno. Ah, faremmo davvero meglio a stare zitti.
LOPACHIN - Io lavoro tutti i giorni e mi alzo alle cinque. Ho in tasca soldi di altri che presto diventeranno miei e ho visto quanti stupidi ci sono in giro.
TROFIMOV - E' di questo che vivete: basta un furbo per mettere nel sacco uno stupido, ma potreste essere uno stupido anche voi, e saltereste dentro quel sacco insieme agli stupidi. Quanto è più rassicurante stare là dentro, che non uscire a guardare quanti furbi ci sono in giro.
MUSICA
JAŠA:- Ebbene, nonno?
FIRS:- Male, non bene. Una volta ai nostri balli venivano generali, baroni, ammiragli, adesso mandiamo a chiamare l'impiegato delle poste e il capostazione, e di grazia che vengano. Mi sono come indebolito. Il padrone buonanima, il nonno, ci curava tutti con la ceralacca, per qualsiasi malattia. Io la ceralacca la prendo tutti i giorni già da vent'anni e anche più; sarà per quello che sono ancora vivo.
JAŠA:- Come sei noioso, nonno. (Sbadiglia).Almeno crepassi in fretta.
FIRS:- Eh, tu... buono a nulla! (Brontola).
Trofimov e Ljubov' Andreevna ballano nel salone, poi in salotto.
LJUBOV' ANDREEVNA:-Merci! Fatemi sedere un attimo. (Si siede).Sono stanca.
Entra Anja.
ANJA (agitata):- Proprio adesso in cucina qualcuno ha detto che il giardino dei ciliegi è stato venduto.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Venduto a chi?
ANJA:- Non ha detto a chi. Se n'è andato
JAŠA:-Sono solo le chiacchiere di un vecchio in cucina. Uno mai visto.
FIRS:-E Leonid Andreiè non è ancora tornato. Ha messo il cappotto leggero, da mezza stagione, come niente si prende un raffreddore. Ah, gioventù senza cervello.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Adesso muoio. Andate, Jaša, scoprite a chi è stato venduto.
JAŠA:- Ma è già un po' che se n'è andato, il vecchio. (Ride).
LJUBOV' ANDREEVNA (leggermente indispettita):- Beh, che c'è da ridere. Di cosa siete così contento?
JAŠA:-È Epichodov che mi fa ridere. Un imbecille. Settantasette disgrazie.
LJUBOV' ANDREEVNA:-Firs, se la proprietà sarà venduta, dove te ne andrai?
FIRS:- Dove mi ordinerete di andare, là io andrò.
LJUBOV' ANDREEVNA:- Perché hai quella faccia? Non stai bene? Dovresti andarti a coricare...
FIRS:- Sì... (Con sufficienza).Io vado a letto e qui chi serve a tavola, chi dà gli ordini? Ci sono solo io per tutta la casa.
La prima a liberarsi delle chiavi è Anja e lo fa in modo molto semplice e fiabesco (se ci pensate bene sembra proprio il passaggio di una favola): in un prato dai colori primaverili e un po' desautorati che danno al tutto un'aria vecchiotta, Anja cammina e accanto a lei cammina un cane. Poi la ragazza si china e da una chiave all'animale (due possibilità: o il cane le prende in bocca, o lei gli mette al collo una catenina con le chiavi). Il cane si allontana un attimo poi si ferma e si gira verso Anja. Soggettiva del cane (inquadratura dal basso): Anja si alza e se ne va.
ANJA - Siamo rimasti soli.
TROFIMOV - Varja ha paura che possiamo innamorarci. Ma non ha capito un bel niente.
ANJA - Che cosa non ha capito?
TROFIMOV - Che noi siamo al di sopra dell'amore. L'unico scopo della nostra vita è superare ciò che di illusorio e frivolo ci impedisce davvero di essere liberi. La vedi quella stella? Corriamo là: quella stella è il nostro futuro. Lasciamoci alle spalle i giardini e le stanze dei giochi. Gli armadi puzzano di vecchio: lasciamoli respirare.
ANJA - Che cosa mi hai fatto? Credevo davvero nel giardino dei ciliegi. Ho sempre pensato che non esistesse un posto più bello del nostro giardino. Ma ora mi sembra così infantile, così stupido...
TROFIMOV - Non fanno che parlare di questo giardino dei ciliegi. Ma non senti che in ogni ramo di quegli alberi ci sono angosce, sofferenze e pianti? Continuiamo a viaggiare sempre con la stessa valigia, anche se il mondo ne vorrebbe una più grande e funzionale. E invece noi ci trasciniamo dietro gli stessi abiti e i nostri giochi d'infanzia, con la paura che crescendo possano andare perduti. (indicando il pupazzo di Anja) Lascia che si riaddormenti nell'armadio, e non svegliarlo più.
LOPACHIN è in piedi con tutte le sue carte sottobraccio, entra Varja
VARJA:- (si guarda intorno) Che strano, non riesco a trovare...
LOPACHIN:- Che cosa state cercando?.
VARJA:- L'ho messo via io e non mi ricordo.
Pausa
LOPACHIN:- Dove andrete adesso, Varvara Michajlovna?
VARJA:- Io? Dai Ragulin... Ho combinato che vado da loro a dirigere la casa... come governante, insomma.
LOPACHIN:- A Jašnevo? Una settantina di chilometri. Pausa E così la vita in questa casa è finita...
VARJA:- Ma dove sarà mai... O forse l'ho messo nel baule... Sì, la vita in questa casa è finita... non ci sarà più...
LOPACHIN:- E io invece vado a Char'kov... col loro stesso treno. Ho molte cose da fare. Qui ci lascio Epichodov... L'ho assunto.
VARJA:- Davvero!
LOPACHIN:- L'anno scorso di questi giorni nevicava già, se vi ricordate, adesso invece è sereno, c'è il sole. Fa solo freddo... Tre gradi sotto zero.
VARJA:- Non ho guardato. Pausa. E poi si è rotto il termometro...
Pausa, si guardano ed escono da parti opposte
VIDEO
FIRS :- Chiuso. Se ne sono andati... .Si sono dimenticati di me... Non fa niente... io resto qui... E Leonid Andreiè non si sarà messo la pelliccia, sarà partito in cappotto... (Sospira preoccupato).Io non ho controllato... Ah gioventù scapestrata! (Borbotta qualcosa di incomprensibile).La vita è passata, è come se non avessi vissuto... .Mi siedo un po'... Non hai più forza, non ti è rimasto proprio niente, niente... Eh tu... buono a nulla!... (Resta seduto, immobile).
VIDEO
SIPARIO
alla fine io ke faccio?
RispondiEliminasolo il video?
visto ke intanto la madre la fa la lisa....
sono jessika
RispondiEliminasono nicole...io volevo proporre di aggiungere la parte in cui varja e lopachin parlano...proprio quella che hai inserito alla fine.Quella parte li è già di qualcuno??
RispondiEliminaSono Anastasia... Chiara, hai aggiunto la mia parte???? =)
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