venerdì 2 aprile 2010

 

ecco qui, c'è il copione dello spettacolo..... ho fatto il possibile per rispettare i vostri desideri, ma ho anche preso delle decisioni rispetto a chi è in 5° e per loro è l'ultimo spettacolo della scuola... ci sono persone che si ritroveranno solo due battute... niente paura troveranno spazio anche in scene senza parole.... e se tutto questo non vi soddisfa ne parliamo venerdì... vedete di esserci tutti! Per me questo in scena funziona... sicuramente mi sarò dimenticata qualcuno... se non trovate il vostro nome tra gli interpreti ditemi qualcosa velocemente!


Buona Pasqua a tutti!


 






             IL GIARDINO DEI CILIEGI


LABORATORIO TEATRALE


IST CAVAZZI SORBELLI


ANNO SCOLASTICO 2009-2010







Regia teatrale Federico Orlandini


Regia Video Valentina Arena


Coordinamento istituzionale Paola Nicolai


Produzione Associazione Civico 27 diretta da Chiara Mori per Istituto Cavazzi Sorbelli Pavullo

















personaggi interpreti


Lopachin Luca Cornia







Gaev Marco Marchioni







Firs Matteo Pedroni







Compratrice Ada Del Regno







Epichodov Iacopo Cenacchi



Varja Simona Montipò


Fabiana Pinotti


Laura Squarzina



Nicole Sandri



Jasa Giuseppe Ferrera







Dunjasa Claudia Cadegiani


Benedetta Lenzini


Silvia Bertacchini



Anja Giulia Venturelli


Corinna Ricci


Fabia Bernardo




Ljubov Andeevna Lisa Bonacini


Jessica Bentivogli


Federica Mazzola







Sarlotta Anastasia Paladini







Trofimov Alessandro Di Rosa


Tommaso Montipò




La scena è un ambiente spoglio c'è un armadio chiuso, alcune sedie la luce è bassa, si illumina la parte davanti del palcoscenico e arriva Lopachin con un rotolo di carte le apre in terra al centro del palcoscenico, prende il metro e comincia a misurare lo spazio


Entra la compratrice guardandosi attorno


LOPACHIN (Luca Cornia) :- Carissima, eccovi qui, permettetemi di illustrarvi il progetto, voi già sapete che la tenuta si trova a sole venti verste dalla città, la ferrovia ci passa vicino; si dividerà il giardino dei ciliegi e il resto delle terre lungo il fiume in lotti da dare in affitto per costruirci delle maisonette, scommetto che entro l'autunno non sarà rimasto un solo appezzamento libero, quelli che capiranno il valore di questo progetto si accaparreranno tutto. La posizione del terreno è ottima, il fiume è profondo. È naturale che bisognerà ripulire, sistemare... ad esempio, tanto per dirne una, abbattere tutte le vecchie costruzioni, questa casa per esempio, tagliare il vecchio giardino dei ciliegi...Fino ad oggi in campagna non ci sono stati che signori e contadini; adesso sono comparsi i villeggianti. Tutte le città, persino le più piccole, sono circondate da villini. E si può prevedere che tra una ventina d'anni i villeggianti si saranno moltiplicati all'inverosimile, e allora questo appezzamento... e le maisonette diventeranno una vera fortuna.


COMPRATRICE (Ada Del Regno):- Sì, mi sembra un ottimo progetto, e poi anche un ottimo investimento, certo dovrò parlarne con mio marito, ma spero di fargli capire che qui si farebbe un'ottimo affare.


LOPACHIN (Luca Cornia):- Conosco bene il fiuto per gli affari di vostro marito, e non dubito della sua lungimiranza. C'è ancora qualche particolare da sistemare, ma la famiglia Ranevskaja arriverà questa sera stessa da Parigi e posso dare per certo che quando avrò esposto loro il progetto ne saranno entusiasti, e ….. non vi preoccupate sappiate attendere ancora qualche giorno


COMPRATRICE (Ada Del Regno):- Allora a presto Signor Lopakin, e aspetterò con ansia sue notizie, ho già in mente la tappezzeria, se sarà necessario la farò arrivare da Parigi





BUIO







Scena video del biliardo,


viene colpita nel video una palla del biliardo, si spegne il video da una quinta entra la stessa palla che attraversa il palcoscenico, il palcoscenico si illumina rivelando tutti i personaggi alcuni sono seduti, altri in piedi come in un salotto. Nel silenzio la biglia rotola sul palcoscenico lo sguardo di tutti la accompagna, Varja, raccoglie la palla


DUNJAŠA (Claudia Cadegiani):- I cani sono rimasti svegli tutta notte, sentono che arrivano i padroni. C'è la brina, siamo a tre sottozero e i ciliegi sono tutto un fiore. Non riesco proprio a capirlo questo clima. (Sospira) Non lo si può certo definire un clima ideale.


EPICHODOV (Iacopo Cernacchi):- Mi sono comprato, l'altro giorno, degli stivali che scricchiolano in modo impossibile. Con che cosa diavolo li potrei ungere? Fa per alzarsi, inciampa e cade con una risata si alza. Ogni giorno mi succede qualche disgrazia. Ma non mi lamento, ci ho fatto il callo e ne sorrido persino.


DUNJAŠA (Claudia Cadegiani) :- Ogni giorno gliene capita qualcuna. Lo hanno soprannominato il signor settantasette disgrazie...


LOPACHIN (Luca Cornia) :- Arrivano davvero. Mi riconosceranno? Sono cinque anni che non ci vediamo.





Si sente il rumore di carrozze che si avvicinano alla casa.


Entra frettolosamente Firs che attraversa il palcoscenico borbottando qualcosa fra sé, ma non si distingue neppure una parola. Il rumore fuori scena si fa sempre più forte. Una voce: "Ecco,


passiamo di qua... ". Si fanno in avanti Ljubov' Andreevna, Ania e Šarlotta Ivanovna con un cagnolino in braccio, Varja, Gaev, Simeonov-Pišèik, Lopachin, Dunjaša, la servitù con i bagagli. Ognuno ha una valigia in mano. La servitù con le valige in mano escono dal palcoscenico come per andare nelle altre stanze a lasciare i bagagli..





ANJA (Fabiana Pinotti):- Passiamo di qua. Mamma, ti ricordi che camera è questa?


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- La stanza dei bambini!


VARJA (Fabiana Pinotti):- Che freddo. Ho le mani tutte gelate. (A Ljubov' Andreevna). Le vostre stanze, la bianca e la viola, sono rimaste come allora.


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- La stanza dei bambini... dormivo qui, quand'ero piccola... Anche adesso è come se fossi piccola... Anche voi siete rimasti gli stessi


ANJA (Fabiana Pinotti) :- (guarda con tenerezza verso la propria porta) La mia camera, le mie finestre, è come se non fossi mai partita. Sono a casa! Domattina mi alzerò e correrò in giardino... Non ho chiuso occhio per tutto il viaggio, ero tormentata dall'agitazione.


VARJA (Fabiana Pinotti):- In agosto si venderà la proprietà...


GAEV (Marco Marchioni):- Ma lo sai, Ljuba, quanti anni ha questo armadio? La settimana scorsa ho aperto il cassetto in basso, ci ho guardato dentro e ho visto delle cifre marchiate col fuoco. L'armadio risale esattamente a cent'anni fa. Che ne dici? Eh? Si potrebbe festeggiare un giubileo. È un oggetto senza vita, d'accordo, ma ha pur sempre contenuto dei libri e dei giocattoli. Caro, rispettabile armadio! Celebro la tua esistenza che già da più di cent'anni è stata orientata a limpidi ideali di bontà e giustizia; il tuo silenzioso appello al lavoro fruttuoso non si è indebolito nel corso di un secolo, sostenendo (tra le lacrime) nelle generazioni della nostra famiglia il coraggio, la fede in un futuro migliore, stimolando in noi gli ideali di bontà e di coscienza sociale.








Ognuno dei personaggi prende un giocattolo dall'armadio e gli parla come quando era bambino


VIDEO


Le due figure davanti al cancello: Volendo cercare un collegamento logico, questa del cancello mi sembra un'idea legabile al personaggio di Varja.


Entra Sarlotta


ŠARLOTTA (soprappensiero) (Anastasia Paladini):- Un documento vero e proprio non ce l'ho, la mia età non la conosco, e mi sembra sempre di essere una ragazza. Quand'ero bambina, mio padre e la mamma giravano per le fiere a dare spettacoli, molto belli. Io facevo il salto mortale e diversi altri numeri. Quando papà e mamma morirono, una signora tedesca mi prese con sé e si mise ad insegnarmi delle cose. Bene. Sono cresciuta e sono andata a fare la governante. Da dove vengo e chi sono non lo so... Chi siano I miei genitori, forse non erano neppure sposati... non lo so. .Non so niente. Pausa. Avrei tanta voglia di parlare, ma non so con chi... Non ho nessuno





Esce Sarlotta







VARJA (Simona Montipò):- Grazie a Dio siete arrivate. Sei di nuovo a casa.


ANJA (Giulia Venturelli):- Ne ho avuta di pazienza, sai.


VARJA (Simona Montipò):- Immagino!


ANJA (Giulia Venturelli).- Sono partita la Settimana Santa, quando faceva freddo. Šarlotta per tutto il viaggio ha parlato e fatto i suoi giochi di prestigio. Perché mi hai messo dietro quella Šarlotta...


VARJA (Simona Montipò):- Non potevi viaggiare da sola, a diciassette anni!


ANJA (Giulia Venturelli):- Arriviamo a Parigi, fa freddo, c'è neve. Il francese io lo parlo malissimo. La mamma abitava a un quarto piano, arrivo da lei e ci trovo dei francesi, certe dame, un vecchio prete col suo libro, del fumo dappertutto e una stanza così poco accogliente. Ho provato pena per la mamma, tanta pena, l'ho stretta forte, e non riuscivo più a lasciarla. Poi anche lei non ha fatto che accarezzarmi e piangere...


VARJA (Simona Montipò) (tra le lacrime):- Non parlare, non parlare più...


ANJA(Giulia Venturelli) :- La villa vicino a Mentone l'aveva già venduta, non le era rimasto nulla, nulla. Anche a me non era rimasto neppure un copeco, eravamo a stento arrivate fin là. E la mamma non capiva! Andiamo a pranzo alla stazione e lei ordina quel che c'è di più caro e di mancia lascia nientemeno che un rublo. E Šarlotta uguale. Persino Jaša si ordina il pranzo alla carta, è semplicemente terribile. Adesso è diventato il cameriere della mamma, l'abbiamo portato, indietro con noi...


VARJA (Simona Montipò):- L'ho visto .


ANJA (Giulia Venturelli):- E allora, come va qui? Gli interessi sono stati pagati?.


VARJA (Simona Montipò):- E come?


ANJA (Giulia Venturelli):- Dio mio, Dio mio...


VARJA (Simona Montipò):- In agosto si venderà la proprietà...


ANJA (Giulia Venturelli):- Dio mio...


LOPACHIN (Luca Cornia)(fa capolino attraverso la porta e muggisce):- Mu-uu... (Esce).


VARJA (Simona Montipò):- Cosa non gli farei a quello... (Lo minaccia con il pugno).


ANJA (Giulia Venturelli) (abbraccia Varja, piano):- Varja, ti ha fatto la proposta? (Varja scuote negativamente il capo).Ma lui ti ama... Perché non chiarite le cose, cosa aspettate?


VARJA (Simona Venturelli):- Io credo che tra noi non succederà mai niente. Lui ha molto da fare, non ha tempo per me... non mi guarda neppure. Tutti parlano del nostro matrimonio, tutti si congratulano, mentre in realtà non c'è nulla da congratularsi, è tutto come un sogno... (Cambiando tono). La tua spilla è a forma di ape.


ANJA (Giulia Venturelli) (tristemente) Me l'ha comprata la mamma.


VARJA (Simona Montipò):- Il mio tesoro è tornato! La mia bellezza è tornata!





Entra Gaev





GAEV (Marco Marchioni):- Giovedì sono stato in tribunale, ho incontrato dei conoscenti e ci siamo messi a parlare di una cosa e dell'altra, di questo e di quello; a quanto pare è possibile ottenere un prestito con una cambiale per pagare gli interessi in banca.


VARJA (Simona Montipò):- Se qualcuno ci aiutasse!


GAEV (Marco Marchioni):- Martedì ci ritorno e ne parlerò ancora una volta. Verso Anja .La mamma parlerà con Lopachin; a lei non saprà certamente dire di no... E tu appena ti sarai riposata andrai dalla contessa a Jaroslavl', da tua nonna. Ci muoveremo così, su tre fronti - e il gioco è fatto. Gli interessi li pagheremo, sono sicuro... Sul mio onore, su tutto ciò che volete, giuro che la proprietà non sarà venduta! (Eccitato).Lo giuro su ciò che ho di più prezioso! Qua la mano, mi potrai chiamare spregevole, disonesto se permetterò che si arrivi all'asta! Lo giuro su tutto me stesso!


ANJA (Giulia Venturelli):- Adesso sono felice!


FIRS (Matteo Pedroni):- (con tono di rimprovero) che modi sono questi! Quando mai andrete a coricarvi?


GAEV (Marco Marchioni):- Adesso, adesso. Vai pure, Firs.





BUIO








-La madre in campo innevato (in contrasto con il campo primaverile di Anja)








Entra Firs con un vassoio in mano, sul vassoio si vede una teiera





FIRS (Matteo Pedroni):- Ai tempi passati, quaranta, cinquant'anni fa, le ciliege si facevano seccare, si mettevano in composta, si marinavano, si preparavano marmellate, e partivano...E partivano dei carri di ciliege secche per Mosca e per Char'kov. I soldi fioccavano! E le ciliege secche allora erano


morbide, succose, dolci, profumate... Allora si conoscevano i trattamenti...


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- E adesso che fine han fatto i trattamenti?


FIRS (Matteo Pedroni):- Dimenticati. Nessuno se li ricorda.


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- Ho sempre sprecato il denaro senza limiti, come una pazza, mi sono sposata con un uomo che non ha fatto che debiti. Mio marito è morto per il troppo champagne, era impressionante quanto beveva, per mia disgrazia mi sono innamorata di un altro, me ne sono andata con lui, e proprio allora il primo castigo, la prima mazzata sulla testa, proprio qui nel fiume... il mio bambino annegato; e io me ne sono andata all'estero, ho lasciato tutto, per non tornare più, per non vedere quel fiume... Ho chiuso gli occhi, sono fuggita, senza capire quel che facevo, e lui dietro... impietoso, volgare. Ho comprato una villa vicino a Mentone, perché là lui si era ammalato, e per tre anni non un attimo di respiro, né giorno, né notte; mi ha tormentata, mi ha prosciugato l'anima. L'anno scorso, quando la villa fu venduta per i debiti, me ne andai a Parigi; lui mi derubò, mi piantò, si mise con un'altra e io tentai di avvelenarmi... Che sciocchezza, che vergogna... Poi d'un tratto la nostalgia della Russia, della mia terra, della mia bambina... Ma c'è musica da qualche parte. (Tende l'orecchio). Guardate com'è grigia la vostra vita, quante cose inutili ripetete.


LOPACHIN (Luca Cornia):- È vero. Bisogna proprio ammetterlo, facciamo una vita da beceri... Pausa. Mio padre era contadino, una bestia, non capiva niente, non mi ha insegnato niente, solo col bastone, quand'era ubriaco. In sostanza anch'io sono bestia e ignorante quanto lui. Non ho studiato, ho una calligrafia da far paura, scrivo in modo che ho vergogna davanti alla gente, come una bestia.


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- Dovreste sposarvi.


LOPACHIN (Luca Cornia):- Sì... questo è vero.


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- Magari con la nostra Varja. È una brava ragazza.


LOPACHIN (Luca Cornia):- Già.


LJUBOV' ANDREEVNA (Lisa Bonacini):- Viene da gente semplice, lavora tutto il giorno e, quel che importa di più, è innamorata di voi. E anche a voi piace, da tanto tempo.


LOPACHIN (Luca Cornia):- Ah sì. Non ho niente in contrario... È una brava ragazza.


EPICHODOV:- (Iacopo Cenacchi) (suona la chitarra e canta) "Che m'importa del mondo chiassoso, che m'importa d'amici e nemici ...". Quant'è bello suonare il mandolino!


DUNJAŠA:- (Benedetta Lenzini) È una chitarra, non un mandolino. (Si guarda allo specchio e s'incipria).


EPICHODOV (Iacopo Cenacchi):- Per uno innamorato alla follia, questo è un mandolino... (Canticchia)."Se fosse il cuor riscaldato dall'ardor di un amor ricambiato... ".


Jaša si unisce al canto.


ŠARLOTTA: (Anastasia Paladini) Come canta male questa gente... pfui! Come sciacalli.


DUNJAŠA:- (Benedetta Lenzini) (a Jaša) Comunque è sempre una bella fortuna vivere all'estero.


JAŠA: (Giuseppe Ferrera)- Sì, certamente. Non posso non darvi ragione. (Sbadiglia, poi s'accende un sigaro).


EPICHODOV (Iacopo Cenacchi):- Si capisce. All'estero tutto è già risolto da tempo.


JAŠA: (Giuseppe Ferrera)- Naturale.


EPICHODOV ( Iacopo Cenacchi):- Io sono un uomo evoluto, leggo svariati ed eccellenti libri, ma non riesco proprio a capire da che parte andare, che cosa in effetti mi interessi, se vivere o tirarmi un colpo, per dirlo chiaro, e intanto in ogni caso mi porto sempre appresso una


pistola. Eccola qua... (Mostra la pistola).


ŠARLOTTA (Anastasia Paladini):- Me ne vado. Tu, Epichodov, sei un uomo molto intelligente, ma altrettanto terribile; le donne si devono innamorare pazzamente di te. Brr! (Se ne va).Questi intelligentoni sono tutti così stupidi, non si sa mai di che cosa parlare... Sono sempre sola, sola, non ho nessuno e... e chi sono mai io, perché esisto, non si sa... (Esce senza fretta).


EPICHODOV (Iacopo Cenacchi):- Per parlare chiaro, senza tirare in ballo altri argomenti, devo riconoscere che per quanto mi riguarda, tra l'altro, il destino con me è impietoso, come una tempesta lo è con una navicella. Se, supponiamo, mi sbagliassi, allora perché proprio questa mattina mi sveglio, tanto per fare un esempio, guardo e mi trovo sul petto un ragno di una grandezza


spaventosa... Ma così. (Fa vedere con entrambe le mani). Poi prendo il kvas, per togliermi la sete, ci guardo dentro e ci trovo qualcosa di estremamente ripugnante, tipo uno scarafaggio. Pausa Avete letto Buckle? Pausa. Vi dovrei disturbare, Avdot'ja Fedorovna, due parole soltanto.


DUNJAŠA (Benedetta Lenzini):- Dite.


EPICHODOV (Iacopo Cenacchi):- Preferirei a tu per tu con voi... (Sospira).


DUNJAŠA (Benedetta Lenzini):- (a disagio) Va bene... ma prima portatemi la mia mantellina... E vicino all'armadio... c'è un po' di umidità qui...


EPICHODOV (Iacopo Cenacchi):- Sissignora... la porterò... Adesso so che cosa fare della mia pistola... (Prende la chitarra e esce suonando).


JAŠA ( Giuseppe Ferrera):- Settantasette disgrazie! Un bello stupido, detto fra noi. (Sbadiglia).


DUNJAŠA (Benedetta Lenzini):- Dio non voglia che si spari davvero. Pausa Io sono fatta così, sono sempre in apprensione. Mi hanno portata dai signori che ero ancora bambina, e adesso ho perso l'abitudine alla vita semplice, ho le mani bianche bianche, come una signorina. Sono diventata dolce e delicata, il mio animo è nobile, ho paura di tutto... È terribile esser così. E se voi, Jaša, mi ingannerete, non so che ne sarà dei miei nervi.


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- (la abbraccia) Zuccherino! Certo che ogni ragazza deve stare al suo posto; se c'è una cosa che non sopporto sono le ragazze che si comportano da sciocche.


DUNJAŠA:- (Benedetta Lenzini) Mi sono innamorata alla follia di voi, siete istruito, sapete parlare di tutto. Pausa.


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- (sbadiglia) Eh già... Io dico così: se una ragazza si innamora di qualcuno, vuol dire che non ha moralità. Pausa. È bello fumarsi un sigaro all'aria pura... (Tende l'orecchio).Viene qualcuno... Sono i padroni... Dunjaša lo abbraccia impetuosamente. Tornate a casa come se foste stata al fiume a fare il bagno, prendete quel sentiero, se no vi incontrano e pensano che sia stato io a darvi appuntamento. Questo proprio non lo sopporterei.


DUNJAŠA:- (Benedetta Lenzini)(tossisce sottovoce) Il sigaro m'ha fatto venire male alla testa... (Esce)..





Video del muro....





Gaev mima una partita a biliardo mentre si svolge la conversazione


LOPACHIN (Luca Cornia):- Mi scuserete, ma persone superficiali, negate per gli affari, strambe come voi, signori, non ne ho ancora incontrate. Vi si dice, chiaro e tondo, che la vostra proprietà sta per essere venduta, e voi vi ostinate a non capire.


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola):- Cosa dovremmo fare? Insegnateci.


LOPACHIN (Luca Cornia):- Ve lo insegno tutti i giorni. Ogni giorno non faccio che ripetere la stessa cosa. Il giardino dei ciliegi e il resto del terreno vanno lottizzati per costruirci dei villini; bisogna sbrigarsi, l'asta è alle porte! Mi capite! Decidete una volta per tutte che si facciano i villini, e di soldi ne avrete a volontà, e sarete salvi.


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola):-Villini e villeggianti, scusatemi, ma è così volgare.


GAEV (Marco Marchioni):- Gli interessi li pagheremo, sono sicuro... (Si mette in bocca una caramella). Sul mio onore, su tutto ciò che volete, giuro che la proprietà non sarà venduta! (Eccitato).Lo giuro su ciò che ho di più prezioso! Qua la mano, mi potrai chiamare spregevole, disonesto se permetterò che si arrivi all'asta! Lo giuro su tutto me stesso!








VIDEO


La prima a liberarsi delle chiavi è Anja e lo fa in modo molto semplice e fiabesco (se ci pensate bene sembra proprio il passaggio di una favola): in un prato dai colori primaverili e un po' desautorati che danno al tutto un'aria vecchiotta, Anja cammina e accanto a lei cammina un cane. Poi la ragazza si china e da una chiave all'animale (due possibilità: o il cane le prende in bocca, o lei gli mette al collo una catenina con le chiavi). Il cane si allontana un attimo poi si ferma e si gira verso Anja. Soggettiva del cane (inquadratura dal basso): Anja si alza e se ne va.








VARJA (Laura Squarzina):- La mamma è rimasta tal quale com'era, non è cambiata in nulla. Se dipendesse da lei darebbe via tutto.


GAEV (Marco Marchioni):- Sì...Pausa. Se per curare qualche malattia ti prescrivono troppe medicine, significa che la malattia è incurabile. Io penso, mi spremo il cervello, invento tante, tantissime soluzioni, ma vuol soltanto dire che in pratica non ne ho trovata neppure una. Sarebbe bello ereditare all'improvviso da chissà chi, dare Anja in sposa a qualcuno molto ricco, andare a Jaroslavl' e tentare la sorte dalla zia contessa, la nostra zia molto ricca.


LJUBOV' ANDREEVNA ( Federica Mazzola):- (guarda in giardino dalla finestra) Oh, infanzia mia, purezza mia! In questa stanza io dormivo, da qui guardavo il giardino, la felicità si svegliava con me ogni mattina e il giardino era tale quale adesso, nulla è cambiato. (Ride di gioia).Tutto, tutto bianco! Oh, giardino mio! Dopo lo scuro, piovoso autunno e il freddo inverno, tu sei di nuovo giovane, colmo di felicità, gli angeli del cielo non ti hanno abbandonato... Se potessi togliermi dal petto e dalle spalle queste pietre pesanti, se potessi dimenticare il mio passato!


GAEV (Marco Marchioni):- Sì, anche il giardino manderanno in malora per i debiti. Come è strano...


LJUBOV' ANDREEVNA ( Federica Mazzola):- Guardate, la povera mamma cammina in giardino... è vestita di bianco! (Ride di gioia).È lei.


GAEV (Marco Marchioni):- Dove?


VARJA (Laura Squarzina):- Per l'amor di Dio, mamma..


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola):- Non c'è nessuno, mi era sembrato. A destra, alla curva vicino all'altalena, un alberello bianco piegato sembrava una donna...


Entra Trofimov, con una stazzonata divisa da studente e gli occhiali.


Che giardino meraviglioso! Le chiazze bianche dei fiori, il cielo azzurro...


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- Ljubov' Andreevna! Lei si volta verso di lui. Permettetemi soltanto di salutarvi e me ne andrò subito. (Le bacia la mano con trasporto). Mi era stato ordinato di aspettare fino al mattino, ma non ho saputo resistere...


Ljubov' Andreevna lo guarda sconcertata.


VARJA (Laura Squarzina):- È Petja Trofimov...


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- Petja Trofimov, il maestro del vostro Griša... Possibile che sia tanto cambiato?


Ljubov' Andreevna lo abbraccia


GAEV (Marco Marchioni):- (turbato) Basta, Ljuba, basta.


VARJA (Laura Squarzina):- Ve l'avevo detto, Petja, di aspettare fino a domani.


LJUBOV' ANDREEVNA: ( Federica Mazzola)-Il mio Griša... il mio bambino... Griša... figlioletto mio...


VARJA (Laura Squarzina):- Non c'è niente da fare, mamma. È la volontà di Dio.


TROFIMOV (Tommaso Montipò) (dolcemente) Basta, basta...


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola) (piange silenziosamente):- Il mio bambino è morto, è annegato... Perché? Perché, amico mio? (Più piano). Là c'è Anja che dorme e io parlo forte, faccio rumore... Allora, Petja? Perché siete così invecchiato?











Villette: il video potrebbe mostrare delle villette a schiera che diventano sempre più popolate e piene di persone.





LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli):- Perché Leonid non viene? Una cosa sola vorrei sapere: han venduto la proprietà o no? Questa disgrazia mi sembra così improbabile, che non so neppure che cosa


pensare, mi confondo... Potrei mettermi a urlare... potrei fare una sciocchezza. Salvatemi, Petja. Dite qualcosa, parlate....


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- Che oggi abbiano venduto la proprietà o che non l'abbiano venduta, non è la stessa cosa? Era già liquidata da un pezzo, non si poteva tornare indietro, le erbacce avevano invaso il sentiero. Calmatevi, mia cara. Non bisogna ingannare se stessi, almeno una volta nella vita bisogna guardare la verità diritto negli occhi.


LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli):- Quale verità? Voi riuscite a vedere dove stiano la verità e la menzogna, io sono come accecata, non vedo più nulla. Voi risolvete prontamente tutti i problemi importanti, ma ditemi, caro, non è forse perché siete giovane che non avete ancora fatto in tempo ad affrontare realmente le sofferenze della vita? Voi guardate avanti con coraggio, ma non è forse perché non vi aspettate nulla di spaventoso, visto che la vita non si è ancora mostrata ai vostri giovani occhi? Voi siete più coraggioso, più onesto, più profondo di noi, ma riflettete, siate generoso almeno un pochino, risparmiatemi. Io qui sono nata, qui hanno vissuto mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi non ha senso la mia vita, e se è proprio indispensabile venderlo, allora vendano anche me assieme a lui... Mio figlio è annegato qui... voi siete così buono, così bravo.


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- Avete tutta la mia comprensione, di tutto cuore.


LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli):- Ma bisogna dirlo in altro modo, non così... Ho un peso sul cuore oggi, non potete capire. Tutto questo rumore, l'anima mi trema ad ogni suono, sono tutta un brivido, ma non posso ritirarmi in camera mia, da sola, in silenzio, ho paura. Non giudicatemi, Petja... Vi voglio bene come a un figlio. Vi darei volentieri la mia Anja, ve lo giuro, ma, tesoro, bisogna che studiate, che finiate l'università. Voi non fate niente, vi lasciate gettare di qua e di là dal destino, che strano... Non ho ragione, forse? Sì? E dovete far qualcosa a quella barba, che cresca in modo più regolare... (Ride).Siete ridicolo!


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- Non mi interessa essere bello.


LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli):- Viene da Parigi il telegramma. Ne ricevo uno al giorno. Uno ieri, oggi un altro. Quell'uomo terribile è di nuovo ammalato, è di nuovo nei guai... Chiede perdono, mi supplica di tornare, e dovrei tornarci davvero a Parigi, stare con lui. Avete il viso scuro, Petja, ma che posso fare, caro, che cosa devo fare, è ammalato, Solo, infelice, chi si prenderà cura di lui, chi gli impedirà di fare sciocchezze, chi gli darà le medicine al momento opportuno? E perché dovrei nasconderlo o tacere, io lo amo, questo è chiaro. Lo amo, lo amo... È questa la pietra che ho al collo e che mi porta sul fondo, ma io amo questa pietra e non riesco a vivere senza di lei. (Stringe la mano a Trofimov).Non pensate male, Petja, non ditemi nulla, non parlate...


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- Scusatemi la sincerità, per l'amor del cielo, ma quest'uomo vi ha rovinata!


LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli):- No, no, no, non bisogna parlare così...


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- È un mascalzone, siete la sola a non saperlo! È un meschino imbroglione, una nullità...


LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli) (irritata, ma riuscendo a trattenersi):- Avete ventisei o ventisette anni ma ragionate come un bambino!


TROFIMOV (Tommaso Montipò):- E se anche fosse!


LJUBOV' ANDREEVNA (Jessica Bentivogli):- Bisogna essere uomini alla vostra età, bisogna capire chi ama. E bisogna a propria volta amare... innamorarsi! (Irritata).Sì, sì! Non è purezza la vostra, siete soltanto un moralista, uno sciocco ridicolo, un mostro...


TROFIMOV (Tommaso Montipò) (sconvolto):-Ma cosa dite!





BUIO


VIDEO


La madre si guarda allo specchio prima di andarsene. Poi si gira e se ne va ma la sua immagine rimane nello specchio. Questa della madre è ancora un scena debole, va pensata meglio: che rapporto ha lei con le chiavi? C'era l'idea di fare rompere a qualcuno uno specchio con le chiavi...non è male...anche perchè dopo c'è la possibilità di far vedere qualcosa che si riflette su uno specchio rotto.







ANJA (Giulia Venturelli):- Grazie a quel vagabondo Varja si è spaventata e finalmente siamo rimasti soli


TROFIMOV (Alessandro Di Rosa) :-Varja ha paura che ci possiamo innamorare, non si toglie mai di torno. Non ci arriva a capire che noi siamo superiori all'amore, ci illude impedendoci di essere liberi. Ecco quale dovrebbe essere lo scopo della nostra vita: andare avanti per arrivare ad una stella luminosa, che splende là lontana.

ANJA (Giulia Venturelli) :- Parlate in modo così poetico.....oggi è una giornata stupenda

TROFIMOV (Alessandro Di Rosa):- Si il tempo è stupendo

ANJA (Giulia Venturelli) :- Che cosa mi hai fatto? Credevo davvero nel giardino dei ciliegi. Ho sempre pensato che non esistesse un posto più bello del nostro giardino. Ma ora mi sembra così infantile, così stupido...

TROFIMOV (Alessandro Di Rosa) :- Tutta la Russia è il giardino dei ciliegi, bella e piena di luoghi meravigliosi...... Pensate, Anja: vostro nonno, bisnonno e tutti i vostri antenati erano possidenti, proprietari di anime. Non vedete che da ogni ciliegia di questo giardino, da ogni foglia, da ogni tronco vi guardano creature umane, non sentite le loro voci... Possedere anime vive: è questo che vi ha degenerati, voi tutti che vivete adesso e quelli vissuti prima di voi, e così vostra madre, voi, vostro zio non notate più che vivete in debito, alle spalle di altri, alle spalle di quella gente che non ammettete più in là della stanza d'ingresso... Siamo rimasti indietro di almeno duecento anni, non abbiamo nulla di certo in mano, non abbiamo un preciso rapporto col nostro passato, non facciamo che filosofare, soffriamo di nostalgia o beviamo vodka. È talmente chiaro che per cominciare a vivere nel presente, bisogna prima di tutto riscattare il nostro passato, farla finita; e riscattarlo è possibile solo con la sofferenza, solo con una continua e straordinaria fatica. Mi capite, Anja?

ANJA (Giulia Venturelli):- La casa in cui abitiamo non è più nostra da tempo io me ne andrò ve lo prometto

TROFIMOV(Alessandro di Rosa):- Se avete in mano un mazzo di chiavi gettatele nel pozzo e poi andatevene libera come il vento

ANJA (Giulia Venturelli) :-Avete ragione

TROFIMOV (Alessandro Di Rosa) :- Credetemi Anja sono giovane, studio ancora ma ne ho passate tante. Ma la mia anima è sempre stata colma di inspiegabili presentimenti. La sento la felicità Anja riesco già a vederla..

ANJA (Giulia Venturelli):- Spunta la luna




si sente Epichodov che suona la chitarra sempre la solita e triste canzone. Varja cerca Anja e la chiama "Anja dove sei ?"




TROFIMOV (Alessandro Di Rosa) :- Spunta la luna...eccola la felicità, che viene, è sempre più vicina, la sento. E se noi non la vediamo o non la riconosciamo che importa? la vedranno altri

la voce di Varja "Anja dove sei"


TROFIMOV (Alessandro Di Rosa) :- Ancora Varja seccato è insopportabile!

ANJA (Giulia Venturelli) :- Che importa? Andiamo dal fiume là staremo bene...

escono







Varja getta a terra le chiavi, Lopachin le raccoglie e le mette nel buco di una serratura (con un espediente di ripresa facciamo un'inquadratura da dietro la serratura e quando L. mette le chiavi l'inquadratura diventa buia).







TROFIMOV (Tommaso Montipò) : - Ciò che oggi sembra irraggiungibile un giorno sarà già superato: occorre solo lavorare e aiutare a cercare la verità. Qui non si lavora per niente. Tutti imbellettati, cipria e vezzi; si dà del tu alla servitù, si studia poco e male e non si sa leggere davvero. Di scienza si blatera soltanto e di arte non si sa un accidente. Non si parla che di problemi fondamentali, di passati e profumi che non ci sono più; non si fa altro che sospirare, lamentarsi e agognare ai tempi in cui gli armadi non avevano cent'anni e si poteva ancora giocare con le bambole. Si spera in qualcosa che non c'è più, e intanto non si fa nulla per raggiungerlo davvero, o per andare avanti. Ma intanto gli operai fanno la fame e i soldi non li vedono nemmeno se ci sperano intensamente fino a farsi scoppiare la testa. Dove sono, questi giardini d'infanzia? Dove sono i sorrisi ingenui dei bambini e i pupazzi e gli armadi che profumano di nuovo? Nei romanzi forse esistono: ma nella realtà non ce n'è neanche uno. Ah, faremmo davvero meglio a stare zitti.


LOPACHIN (Luca Cornia) - Io lavoro tutti i giorni e mi alzo alle cinque. Ho in tasca soldi di altri che presto diventeranno miei e ho visto quanti stupidi ci sono in giro.


TROFIMOV (Tommaso Montipò) - E' di questo che vivete: basta un furbo per mettere nel sacco uno stupido, ma potreste essere uno stupido anche voi, e saltereste dentro quel sacco insieme agli stupidi. Quanto è più rassicurante stare là dentro, che non uscire a guardare quanti furbi ci sono in giro.


MUSICA


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JAŠA (Giuseppe Ferrera):- Ebbene, nonno?


FIRS (Matteo Pedroni):- Male, non bene. Una volta ai nostri balli venivano generali, baroni, ammiragli, adesso mandiamo a chiamare l'impiegato delle poste e il capostazione, e di grazia che vengano. Mi sono come indebolito. Il padrone buonanima, il nonno, ci curava tutti con la ceralacca, per qualsiasi malattia. Io la ceralacca la prendo tutti i giorni già da vent'anni e anche più; sarà per quello che sono ancora vivo.


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- Come sei noioso, nonno. (Sbadiglia).Almeno crepassi in fretta.


FIRS (Matteo Pedroni):- Eh, tu... buono a nulla! (Brontola).


Trofimov e Ljubov' Andreevna ballano nel salone, poi in salotto.


LJUBOV' ANDREEVNA ( Federica Mazzola):-Merci! Fatemi sedere un attimo. (Si siede).Sono stanca.


Entra Anja.


ANJA (Fabia Bernardo)(agitata):- Proprio adesso in cucina qualcuno ha detto che il giardino dei ciliegi è stato venduto.


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola):- Venduto a chi?


ANJA:- Non ha detto a chi. Se n'è andato


JAŠA (Giuseppe Ferrera):-Sono solo le chiacchiere di un vecchio in cucina. Uno mai visto.


FIRS (Matteo Pedroni):-E Leonid Andreiè non è ancora tornato. Ha messo il cappotto leggero, da mezza stagione, come niente si prende un raffreddore. Ah, gioventù senza cervello.


LJUBOV' ANDREEVNA (Fedrica Mazzola):- Adesso muoio. Andate, Jaša, scoprite a chi è stato venduto.


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- Ma è già un po' che se n'è andato, il vecchio. (Ride).


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola)(leggermente indispettita):- Beh, che c'è da ridere. Di cosa siete così contento?


JAŠA (Giuseppe Ferrera):-È Epichodov che mi fa ridere. Un imbecille. Settantasette disgrazie.


LJUBOV' ANDREEVNA (Federica Mazzola):-Firs, se la proprietà sarà venduta, dove te ne andrai?


FIRS (Matteo Pedroni):- Dove mi ordinerete di andare, là io andrò.


LJUBOV' ANDREEVNA:- Perché hai quella faccia? Non stai bene? Dovresti andarti a coricare...


FIRS (Matteo Pedroni):- Sì... (Con sufficienza).Io vado a letto e qui chi serve a tavola, chi dà gli ordini? Ci sono solo io per tutta la casa.


ANJA (Fabia Bernardo):- Mamma!... Mamma, tu piangi? Cara, buona, dolce mamma mia, mia meravigliosa mamma, ti voglio bene....ll giardino dei ciliegi è stato venduto, non esiste più, è vero, è vero, ma non piangere, mamma, ti è rimasta la vita da vivere, ti è rimasta la tua anima, così buona, pura... Vieni via con me, andiamo, cara, via da qui, andiamo!... Pianteremo un nuovo giardino, più bello di questo, lo vedrai, capirai, e la gioia, una gioia tranquilla e profonda scenderà nella tua


anima, come il sole al far della sera, e tu sorriderai, mamma! Andiamo, cara! Andiamo!...








La prima a liberarsi delle chiavi è Anja e lo fa in modo molto semplice e fiabesco (se ci pensate bene sembra proprio il passaggio di una favola): in un prato dai colori primaverili e un po' desautorati che danno al tutto un'aria vecchiotta, Anja cammina e accanto a lei cammina un cane. Poi la ragazza si china e da una chiave all'animale (due possibilità: o il cane le prende in bocca, o lei gli mette al collo una catenina con le chiavi). Il cane si allontana un attimo poi si ferma e si gira verso Anja. Soggettiva del cane (inquadratura dal basso): Anja si alza e se ne va





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LOPACHIN (Luca Cornia):- L'ho comprato io. Io l'ho comprato! ho la testa che è una giostra, non riesco a parlare... (Ride).Arriviamo all'asta, Deriganov è già là. Leonid Andreiè aveva solo quindicimila rubli, Deriganov ne offre subito trentamila più il debito. La situazione è subito chiara: il gioco è fra noi due; ne lancio quaranta. Lui quarantacinque. Io cinquantacinque. Lui sale ogni volta di cinque, e io di dieci... E poi è fatta. Ne ho offerto novanta più il debito, ed è toccato a me. Il giardino dei ciliegi adesso è mio! Mio! (Ridacchia).Dio mio, signore, il giardino dei ciliegi è mio! Ditemi che sono ubriaco, che ho perso la ragione, che mi sono immaginato tutto... Ah, se mio padre e mio nonno potessero venir fuori dalle loro tombe e vedere tutto quel che è successo, che il loro Ermolaj, quello che picchiavano, l'ignorante Ermolaj che d'inverno andava in giro a piedi nudi, se vedessero che quello stesso Ermolaj ha comprato la proprietà più bella che esiste al mondo. Io ho comprato la proprietà in cui mio nonno e mio padre erano schiavi, in cui loro non erano ammessi neanche alle cucine. Sto dormendo, sto sognando, è solo un'impressione... È il frutto della vostra immaginazione, coperto dalle tenebre dell'ignoto... (Raccoglie le chiavi, sorridendo dolcemente).Ha gettato le chiavi per dimostrare che non è più padrona qui... (Fa tintinnare le chiavi).Eh sì, non fa niente.


Si sente l'orchestra che accorda gli strumenti.


Ehi, musicisti, suonate, vi voglio sentire! Venite tutti a vedere Ermolaj Alekseiè che alza la scure sul giardino dei ciliegi, venite a vedere gli alberi che cadono a terra. Costruiremo le ville e i nostri nipoti e pronipoti qui vedranno una vita nuova... Avanti, musica!





LOPACHIN è in piedi con tutte le sue carte sottobraccio, entra Varja





VARJA (Simona Montipò):- (si guarda intorno) Che strano, non riesco a trovare...


LOPACHIN (Luca Cornia):- Che cosa state cercando?.


VARJA (Simona Montipò):- L'ho messo via io e non mi ricordo.


Pausa


LOPACHIN (Luca Cornia):- Dove andrete adesso, Varvara Michajlovna?


VARJA (Simona Montipò):- Io? Dai Ragulin... Ho combinato che vado da loro a dirigere la casa... come governante, insomma.


LOPACHIN (Luca Cornia):- A Jašnevo? Una settantina di chilometri. Pausa E così la vita in questa casa è finita...


VARJA (Simona Montipò):- Ma dove sarà mai... O forse l'ho messo nel baule... Sì, la vita in questa casa è finita... non ci sarà più...


LOPACHIN (Luca Cornia):- E io invece vado a Char'kov... col loro stesso treno. Ho molte cose da fare. Qui ci lascio Epichodov... L'ho assunto.


VARJA (Simona Montipò):- Davvero!


LOPACHIN (Luca Cornia):- L'anno scorso di questi giorni nevicava già, se vi ricordate, adesso invece è sereno, c'è il sole. Fa solo freddo... Tre gradi sotto zero.


VARJA (Simona Montipò):- Non ho guardato. Pausa. E poi si è rotto il termometro...


Pausa, si guardano ed escono da parti opposte








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ANJA(Corinna Ricci):- Hanno portato Firs all'ospedale?


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- Io l'ho detto questa mattina. Penso che l'abbiano portato.


ANJA:- (Corinna Ricci) Chiedete per favore se hanno portato Firs all'ospedale.


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- (offeso) L'ho detto io questa mattina a Egor. Che bisogno c'è di chiedere cento volte!


EPICHODOV (Iacopo Cenacchi) Il decrepito Firs, se volete la mia definitiva opinione, non è più riparabile, è ora che torni agli antenati. Non posso che invidiarlo, per altro. (Ha appoggiato una valigia su una cappelliera e l'ha schiacciata).Guarda qua, come no. Lo sapevo. (Esce).


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- (con sarcasmo) Settantasette disgrazie...


VARJA:- (Nicole Sandri) Hanno portato Firs all'ospedale?


ANJA (Corinna Ricci):- Sì.


VARJA (Nicole Sandri):- Perché non hanno preso la lettera per il dottore?


ANJA (Corinna Ricci):- Bisognerà fargliela avere... (Esce).





Dunjaša si affanna in continuazione vicino alle valigie; adesso che Jaša è rimasto solo gli si è avvicinata.


DUNJAŠA (Silvia Bertacchini) :- Mi aveste almeno degnata di uno sguardo, Jaša. Voi partite... Mi lasciate... (Piange e gli si getta al collo).


JAŠA (Giuseppe Ferrera):- Che c'è da piangere? (Beve ).Tra sei giorni sarò di nuovo a Parigi. Domani prendiamo l'espresso e via, chi s'è visto s'è visto. Non riesco neppure a crederci. Vive la France!... Qui non fa per me, non ci posso vivere... non c'è niente da fare. Ne ho vista abbastanza di inciviltà: basta.


DUNJAŠA:- (Silivia Bertacchini) (s'incipria guardandosi in uno specchietto) Scrivetemi da Parigi. Io vi ho amato, Jaša, tanto! Io sono una creatura sensibile, Jaša!








Scena collettiva ognuno passa con una valigia in mano guardandosi attorno ed esce con un atteggiamento adatto al proprio personaggio





ANJA:- (Corinna Ricci) Addio, casa! Addio, vita vecchia!


TROFIMOV (Alessandro Di Rosa):- Buongiorno, vita nuova!... (Esce con Anja).





Si sente uno scrocco della porta, come se qualcuno stesse chiudendo rumorosamente un catenaccio


poi silenzio








FIRS (Matteo Pedroni):- Chiuso. Se ne sono andati... .Si sono dimenticati di me... Non fa niente... io resto qui... E Leonid Andreiè non si sarà messo la pelliccia, sarà partito in cappotto... (Sospira preoccupato).Io non ho controllato... Ah gioventù scapestrata! (Borbotta qualcosa di incomprensibile).La vita è passata, è come se non avessi vissuto... .Mi siedo un po'... Non hai più forza, non ti è rimasto proprio niente, niente... Eh tu... buono a nulla!... (Resta seduto, immobile).







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SIPARIO