giovedì 18 febbraio 2010

inizio copione

 





 


Arriva Lopachin con un rotolo di carte le apre in terra al centro del palcoscenico, prende il metro e comincia a misurare lo spazio


Entra la compratrice guardandosi attorno


LOPACHIN:- Carissima, eccovi qui, permettetemi di illustrarvi il progetto, voi già sapete che la tenuta si trova a sole venti verste dalla città, la ferrovia ci passa vicino; si dividerà il giardino dei ciliegi e il resto delle terre lungo il fiume in lotti da dare in affitto per costruirci delle maisonette, scommetto che entro l'autunno non sarà rimasto un solo appezzamento libero, quelli che capiranno il valore di questo progetto si accaparreranno tutto. La posizione del terreno è ottima, il fiume è profondo. È naturale che bisognerà ripulire, sistemare... ad esempio, tanto per dirne una, abbattere tutte le vecchie costruzioni, questa casa per esempio, tagliare il vecchio giardino dei ciliegi...


Fino ad oggi in campagna non ci sono stati che signori e contadini; adesso sono comparsi i villeggianti. Tutte le città, persino le più piccole, sono circondate da villini. E si può prevedere che tra una ventina d'anni i villeggianti si saranno moltiplicati all'inverosimile, e allora questo appezzamento... e le maisonette diventeranno una vera fortuna.


COMPRATRICE:- Sì, mi sembra un ottimo progetto, e poi anche un ottimo investimento, certo dovrò parlarne con mio marito, ma spero di fargli capire che qui si farebbe un'ottimo affare.


LOPACHIN:- Conosco bene il fiuto per gli affari di vostro marito, e non dubito della sua lungimiranza. C'è ancora qualche particolare da sistemare, ma la famiglia Ranevskaja arriverà questa sera stessa da Parigi e posso dare per certo che quando avrò esposto loro il progetto ne saranno entusiasti, e ….. non vi preoccupate sappiate attendere ancora qualche giorno


COMPRATRICE:- Allora a presto Signor Lopakin, e aspetterò con ansia sue notizie, ho già in mente la tappezzeria, se sarà necessario la farò arrivare da Parigi





buio







Scena video del biliardo, viene colpita nel video una palla del biliardo, si spegne il video da una quinta entra la stessa palla che attraversa il palcoscenico, il palcoscenico si illumina rivelando tutti i personaggi seduti come in salotto. Sono tutti insieme, Varja, raccoglie la palla


DUNJAŠA 1:- I cani sono rimasti svegli tutta notte, sentono che arrivano i padroni.


DUNJAŠA 2:- C'è la brina, siamo a tre sottozero e i ciliegi sono tutto un fiore. Non riesco proprio a capirlo questo clima.


DUNJAŠA 3:- (Sospira) Non lo si può certo definire un clima ideale.


EPICHODOV 1:- Mi sono comprato, l'altro giorno, degli stivali che scricchiolano in modo impossibile. Con che cosa diavolo li potrei ungere? Fa per alzarsi, inciampa e cade con una risata si alza


EPICHODOV 2- Ogni giorno mi succede qualche disgrazia. Ma non mi lamento, ci ho fatto il callo e ne sorrido persino.


DUNJAŠA 1:- Ogni giorno gliene capita qualcuna. Lo hanno soprannominato il signor settantasette disgrazie...


LOPACHIN 1:- Arrivano....


LOPACHIN 2:- Arrivano davvero. Mi riconosceranno? Sono cinque anni che non ci vediamo.





Si sente il rumore di carrozze che si avvicinano alla casa.


Entra frettolosamente Firs che attraversa il palcoscenico borbottando qualcosa fra sé, ma non si distingue neppure una parola. Il rumore fuori scena si fa sempre più forte. Una voce: "Ecco,


passiamo di qua... ". Entrano Ljubov' Andreevna, Ania e Šarlotta Ivanovna con un cagnolino in braccio, Varja, Gaev, Simeonov-Pišèik, Lopachin, Dunjaša, la servitù con i bagagli. Ognuno ha una valigia in mano. Attraversano tutti la scena.





ANJA 1:- Passiamo di qua. Mamma, ti ricordi che camera è questa?


LJUBOV' ANDREEVNA:- La stanza dei bambini!


VARJA1:- Che freddo. Ho le mani tutte gelate. (A Ljubov' Andreevna).


VARJA 2:- Le vostre stanze, la bianca e la viola, sono rimaste come allora.


LJUBOV' ANDREEVNA:- La stanza dei bambini... dormivo qui, quand'ero piccola... Anche adesso è come se fossi piccola... Anche voi siete rimasti gli stessi


ANJA 2:- (guarda con tenerezza verso la propria porta)


La mia camera, le mie finestre, è come se non fossi mai partita. Sono a casa! Domattina mi alzerò e correrò in giardino... Non ho chiuso occhio per tutto il viaggio, ero tormentata dall'agitazione.


VARJA 3:- In agosto si venderà la proprietà...


GAEV:- Ma lo sai, Ljuba, quanti anni ha questo armadio? La settimana scorsa ho aperto il cassetto in basso, ci ho guardato dentro e ho visto delle cifre marchiate col fuoco. L'armadio risale esattamente a cent'anni fa. Che ne dici? Eh? Si potrebbe festeggiare un giubileo. È un oggetto senza vita, d'accordo, ma ha pur sempre contenuto dei libri e dei giocattoli


PIŠÈIK:- (stupito) Cent'anni... Pensate un po'!...


GAEV:- Caro, rispettabile armadio! Celebro la tua esistenza che già da più di cent'anni è


stata orientata a limpidi ideali di bontà e giustizia; il tuo silenzioso appello al lavoro fruttuoso non si è indebolito nel corso di un secolo, sostenendo (tra le lacrime) nelle generazioni della nostra famiglia il coraggio, la fede in un futuro migliore, stimolando in noi gli ideali di bontà e di coscienza sociale.








Ognuno dei personaggi prende un giocattolo dall'armadio e ne narra la storia

martedì 9 febbraio 2010

commenti

ragazzi, cercate di mettere i commenti relativi al video nel blog videocavazzisorbelli.splinder.com  e i commenti relativi al teatro in questo... se no io e Valentina rischiamo di perdere i vostri interventi. Grazie  Chiara Mori